Giano, cui è dedicata la festività degli Agonalia di Gennaio

Festività Romane: Gennaio.

Le festività di Gennaio: Il mese sacro a Giano bifronte.

Con gennaio iniziamo la nostra serie di articoli dedicata alle festività del calendario romano. Questo mese venne aggiunto, insieme a febbraio, da re Numa Pompilio al precedente calendario romuleo, il quale non prevedeva il conteggio dell’inverno. Gennaio deve il suo nome a Giano bifronte, divinità primigenia dei latini, e a partire dal 153 a.c. il primo giorno di questo mese segnava l’entrata in carica dei nuovi consoli, inaugurando in questo modo l’anno amministrativo. L’insediamento dei magistrati era accompagnato da festeggiamenti in onore di Esculapio e di Veiove.

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Rappresentazione di Giano bifronte nel suo sacro bosco sul colle Gianicolo – Alciato, Emblemata 1546

La prima grande celebrazione del mese erano i Compitalia, detti anche Laralia, che molto spesso avvenivano tra il 3 ed il 5 gennaio. Malgrado la festività fosse proclamata da un magistrato pubblico, un pretore, essa rientrava fra i Popularia Sacra: feste né del tutto private, né del tutto pubbliche. Questa festività era indetta in onore dei “Lares Compitales” o “Lares Viales”, divinità protettrici del vicinato e degli incroci stradali, cui erano dedicati dei piccoli altari presso i crocicchi. In questi luoghi i Lari, riuniti in una rudimentale cappella, divenivano i genii protettori dei singoli pagi e accoglievano le offerte sacrificali delle famiglie della zona.
L’usanza di porre degli altari presso gli incroci, sopravvissuta nella pratica cristiana, era di provenienza rurale, e rispecchiava il carattere sacro dei compita (incroci), i quali, di volta in volta, segnavano il confine delle proprietà e formavano importanti luoghi d’incontro.

Larario rinvenuto a Roma, in Via dello Statuto nel 1883.

Larario rinvenuto a Roma, in Via dello Statuto nel 1883.

Di probabile origine etrusca, il culto di queste divinità fu introdotto dal re Tarquinio Prisco o da Servio Tullio, e fu poi ristabilito, dopo un periodo di abbandono dovuto alla “politicizzazione” eccessiva, dall’imperatore Augusto, che lo rese un culto pubblico. I sacrifici consistevano in dolci di miele, ed erano eccezionalmente officiati da schiavi, per i quali questo rappresentava un giorno di libertà. Durante la celebrazione della festività ogni famiglia appendeva al portone della propria casa, una statuetta della dea Mania, divinità infera di origine etrusca, personificazione della follia. Appendevano inoltre sui portoni altre figure fabbricate con la lana rappresentanti uomini e donne, accompagnante da richieste e protezioni ai Lari. Per quanto riguarda gli schiavi anziché figure di uomini, appendevano sfere o i panni morbidi di lana. Coloro che presiedevano la festività erano i magistri vici, sorta di “caporioni”, che in quell’occasione indossavano la toga praetexta (toga bordata di porpora riservata ai fanciulli e agli alti magistrati). Durante il periodo repubblicano alla festività furono aggiunti dei giochi pubblici, che tuttavia furono soppressi per ordine del senato nel 68 a.C.

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Statuette bronzee da larario in Carinzia, Austria.

Più o meno nello stesso periodo, il 5 gennaio, avvenivano i festeggiamenti in onore di Vica Pota, precedente alla romana Vittoria e alla greca Nike, questa dea derivava probabilmente da qualche antica divinità italica, forse l’etrusca Lasa Vecu. Il suo tempio sorgeva sulla collina sacra della Velia ed il suo nome proverrebbe dall’espressione latina vincendi atque potiundi (vincere ed impadronirsi).

Un’altra festività importante si svolgeva il 9 gennaio, ed era quella degli Agonalia. Dall’etimologia incerta, questa festa si svolgeva quattro volte l’anno, ed ogni volta era dedicata ad una differente divinità (quella di gennaio, in particolare, era celebrata in onore di Giano). La celebrazione consisteva nel sacrificio di un ariete nero nella Regia da parte del rex sacrorum e ciò ha fatto desumere che si trattasse di una festa molto antica e molto importante, in quanto, in età monarchica, è probabile che fosse officiata dal re in persona.

Il sacrifico del caprone nero durante la cerimonia degli Agonalia

Il sacrifico del caprone nero durante la cerimonia degli Agonalia

Un’altra festa religiosa di gennaio era quella del Septimontium, che aveva luogo l’undicesimo giorno del mese. Istituita, secondo la tradizione, da Numa Pompilio, constava di una processione lungo i sette monti (da non confondere con gli odierni “sette colli”) con relativi sacrifici da celebrare presso i siti dei 27 sepolcri degli Argei. Questi erano dei mitici principi greci i quali, secondo Varrone, sarebbero giunti nella zona al seguito di Ercole, per poi stabilirsi nel villaggio fondato dal dio Saturno sul Campidoglio, dopo aver scacciato dalla zona le popolazioni sicule e liguri che abitavano la zona.

La circostanza che la festa fosse originariamente riservata alle sole genti di stirpe latina, sembrerebbe una conferma dell’antichità della stessa, risalente addirittura al periodo proto-urbano dell’insediamento. Gradualmente fu estesa anche alle genti sabine, mentre in epoca imperiale si perse gradualmente il significato della festività, che divenne comune a tutta la città.

L’undici ed il quindici gennaio si celebravano invece i Carmentalia, in onore della ninfa Carmenta, antico oracolo poi deificato, che aveva un tempio alle pendici del Campidoglio, presso la porta Carmentale, nel quale era vietato indossare capi di pelle. Forse madre del leggendario Evandro, re della popolazione arcadica che abitava la zona in tempi mitici, era venerata anche come inventrice dell’alfabeto latino (si noti, a tal proposito, l’assonanza tra il suo nome e la parola latina carmen, componimento in versi) e protettrice delle partorienti. Il suo nome potrebbe significare priva di senno (da carere, essere privo), a causa dei deliri provocati dalla possessione divina che accompagnava il vaticinio. Iconograficamente veniva rappresentata con una corona di fave ai capelli e con un’arpa a simboleggiare le sue capacità profetiche. Si trattava di una festività osservata principalmente dalle donne, della quale non sono noti i particolari, ma sappiamo che il secondo giorno di festa voluto dalle matrone romane per onorare la dea che le aveva favorite nella loro battaglia contro il Senato, il quale aveva tentato di proibire loro l’uso delle carrozze.

Le festività del mese si concludevano poi con le Sementivae, celebrazione che segnava la fine della stagione della semina.

Per il mese successivo : Febbraio

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