Festività Febbraio

Festività Romane: Febbraio

Febbraio: il mese della purificazione.

lupercalia

Mosaico pavimentale dal sito di El Jem (Tunisia). Il mese di febbraio, particolare. III secolo d.C. Musée archéologique de Sousse

La prima festività di febbraio erano i Fornacalia, dedicati alla dea Fornax, la quale presiedeva ai forni per cuocere il pane. Questa celebrazione, come altre solennità romane, durava probabilmente nove giorni, cioè dalle Nonae di febbraio ai Quirinalia, il 17 del mese. I Quirinalia prendevano il nome dal dio Quirino, protettore delle attività pacifiche e delle “curie”. Tale parola deriva da “co-viria”, cioè adunanza di uomini, e designava i sottoinsiemi delle tribù dell’antica Roma con le loro assemblee politiche.

Durante i Fornacalia veniva offerta alla dea la Mola Salsa, una sorta di focaccia sacra utilizzata nei riti religiosi, che poteva essere offerta ad una divinità, distribuita in piccoli pezzi ai credenti come atto di purificazione, oppure utilizzata per cospargere gli animali destinati al sacrificio (da cui la parola italiana “immolare”). La Mola era preparata dalle vestali esclusivamente con del farro raccolto, a giorni alterni, nel periodo compreso tra none e le idi di Maius (7 al 15 maggio).

mola salsa

Bassorlievo raffigurante una Immolatio o offerta sacrificale – Santuario di Diana a Nemi (Carlsberg Glyptotek – Copenhagen)

Pochi giorni dopo l’inizio dei Fornacalia cominciavano a svolgersi anche i Parentalia, festività a carattere prevalentemente privato, che si celebravano ogni anno in onore dei Parentes, i defunti della famiglia. Ovidio, nei Fasti, ricorda la dea Tacita ed il rito a lei dedicato. Questo prevedeva che una vecchia, circondata da fanciulle, ponesse tre grani d’incenso sotto la porta, legasse fili ad un fuso e si mettesse in bocca sette fave nere. Dopo ciò bruciava sul fuoco una testa di pesce impeciato e cucito con amo di rame, spargendovi sopra del vino, bevendone poi colle fanciulle il residuo. Le celebrazioni si svolgevano dal 13 al 21, giorno questo riservato alla celebrazione delle Feralia,  la vera e propria festa dei morti. Era credenza comune che in tale giorno che le anime dei defunti potessero girare liberamente tra i vivi. Il termine era  legato all’usanza di portare (in latino “fero”) dei doni ai propri defunti; i cittadini romani recavano infatti offerte alle tombe dei propri antenati defunti che consistevano in ghirlande di fiori, spighe di grano, sale, pane imbevuto nel vino e viole. Alla festività avrebbe dato origine stesso Enea, il quale avrebbe versato vino e violette sulla tomba del padre Anchise. Ovidio ci narra di una volta in cui i Romani, avendo trascurato di celebrare le Feralia perché impegnati in una guerra, furono invasi dagli spiriti dei defunti. Questi, secondo il celebre poeta di Sulmona, uscirono dalle loro tombe e presero ad urlare e vagare per le strade della città. In questo giorno, che pure non apparteneva ai dies nefasti, i templi rimanevano chiusi, i magistrati non potevano indossare la toga praetexta e non venivano celebrati matrimoni.

Il giorno successivo era invece dedicato ai Caristia, festa ufficiale ma di ambito privato, fatta di banchetti e scambi di doni tesi a celebrare l’amore familiare. Le famiglie si riunivano per cenare insieme, scambiarsi regali ed offrire incenso Lari; portando così avanti una prosecuzione del riconoscimento del lignaggio familiare, che iniziava celebrando gli avi e continuava nel presente con i vivi.

banchetto

Mosaico con scena di banchetto romano, da Aquileia, V sec.

 

La festività più interessante del mese di Febbraio era senza dubbio quella dei Lupercalia, che aveva luogo nei giorni nefasti di febbraio, cioè dal 13 al 15. Si celebrava Fauno, dio della campagna, (solo successivamente fatto corrispondere al Satiro dei Greci), nella sua  accezione di Lupercus, protettore delle greggi dall’attacco dei lupi.

Secondo una leggenda, narrata ancora da Ovidio, in seguito al ratto delle sabine, vi sarebbe stato un prolungato periodo di sterilità delle donne romane. Secondo un oracolo queste donne, per porre fine alla loro sterilità, avrebbero dovuto essere penetrate da un sacro caprone; la giusta interpretazione fu poi data da un augure etrusco, che consigliò di sacrificare un capro e di tagliare la sua pelle a strisce, con le quali vennero colpite le donne, che dopo dieci mesi lunari partorirono.

I Lupercalia venivano celebrati nella grotta del Lupercale, sul Palatino, luogo in cui Romolo e Remo, sarebbero stati allattati da una lupa (secondo Dionigi di Alicarnasso, era proprio il miracoloso allattamento il principale motivo di celebrazione), ed una loro descrizione minuziosa ci viene fornita da Plutarco, nelle “Vite parallele”.

I Luperci, giovani sacerdoti del dio, seminudi, con le membra spalmate di grasso e una maschera di fango sulla faccia, erano divisi in due schiere di dodici membri ciascuna (secondo Dumézil e Mommsen è probabile che in origine le due schiere fossero formate dai membri delle gentes dalle quali prendevano il nome, cioè i Fabii e i Quinctii). Costoro, dopo il sacrificio di capre e, pare, di un cane, davano il benvenuto a due nuovi adepti, i quali venivano segnati sulla fronte con un coltello intinto nel sangue sacrificale, il quale veniva quindi asciugato con lana bianca intinta nel latte di capra, al che i due ragazzi dovevano ridere. Dopo un pasto abbondante dovevano poi correre intorno al colle Palatino, saltando e colpendo con le loro fruste sia il suolo per favorirne la fertilità sia chiunque incontrassero, ed in particolare le donne, le quali per ottenere la fecondità in origine offrivano volontariamente il ventre o le mani.

 

lupercus

Rappresentazione dei Lupercalia

 

Lupercalia furono una delle ultime feste romane ad essere abolite dai cristiani, sappiamo infatti che ancora si tenevano durante il pontificato di papa Gelasio

Seguivano i Terminalia, il 23 del mese, dedicati al dio Terminus, il quale vegliava sui confini tra i poderi e sulle pietre terminali, la sua rappresentazione scultorea era semplicemente una pietra o un cippo conficcato nel suolo per dividere le differenti proprietà.

Considerato da Plutarco l’unica divinità romana a rifiutare i sacrifici cruenti, dal momento che, per la sua festività, i suoi simulacri venivano ornati con una corona di fiori ed una focaccia, sappiamo in realtà da Ovidio che a questa divinità venivano spesso sacrificati anche agnelli o lattonzoli. Non vanno neppure dimenticati i resti, anche infantili, rinvenuti durante gli scavi del perimetro della così detta “Roma quadrata” sul colle Palatino. Si tratta, con tutta probabilità, di sacrifici umani che, al principio dell’età arcaica, servivano a sancire la sacralità dei confini cittadini. Infatti, chiunque avesse violato il perimetro sacro diveniva homo sacer, veniva cioè completamente isolato dalla comunità per avere messo in pericolo la pax deorum. Questa consisteva nel rapporto di amicizia tra la collettività e gli dei, il quale non poteva essere ristabilito dagli uomini stessi, neppure con la messa a morte del reo.

terminus

G.B. Castiglione – Baccanale davanti all’altare del dio Terminus (sec. XVIII)

Un altro cerimoniale antichissimo, oltre che di ardua interpretazione, era quello del Regifugium, quale aveva luogo il 24 febbraio, ed aveva il suo culmine nella fuga improvvisa dall’assemblea del rex saxrorum (la carica sacerdotale che si occupava di svolgere le funzioni sacre precedentemente attribuite al re).

La cerimonia era di significato oscuro già per gli stessi antichi; forse legata alla cacciata di Tarquinio il superbo, sappiamo che la cerimonia probabilmente segnava la fine dell’anno o, perlomeno, la sospensione delle attività del rex sacrorum.

Il 27 del mese avevano invece luogo gli Equirria (dal latino equicurria, cioè corse dei cavalli), una festività in onore di Marte, che aveva luogo anche il 14 marzo. Queste date rappresentavano i giorni dell’uscita dell’esercito e quindi l’inizio della stagione delle campagne militari annuali. Le stesse campagne terminavano sei mesi più tardi, il 15 ottobre, giorno dell’October Equus. I due giorni sacri avevano un duplice significato religioso e militare, ed avevano lo scopo di sostenere l’esercito, che veniva purificato dai sacerdoti, e di rafforzare la morale pubblica. La leggenda vuole che gli Equirria siano stati indetti per la prima volta dallo stesso Romolo, in onore del dio Marte, suo padre.

equirria

Théodore Géricault – Corsa di Cavalli (1817)

Per il mese precedente: Gennaio

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