Statue parlanti

Marforio

Marforio: una delle statue parlanti di Roma.

Nel 1832 Gioacchino Belli scrive il sonetto intitolato “una Casata”

Cristoggesummaria, cc’antro accidente!
Sete una gran famijja de bbruttoni.
E nnun méttete in pena ch’io cojjoni,
perché pparleno tutti istessamente.

Dar grugno de tu’ padre a li meloni,
cuelli mosini, nun ce curre ggnente:
e ar vedé mmamma tua, strilla la ggente:
“Monaccallà, ssò ffatti li bbottoni?”

Tu, senza naso, pari er Babbuino:
tu’ fratello è er ritratto de Marforio,
e cquell’antro è un po’ ppeggio de Pasquino.

Tu e Mmadama Lugrezzia, a sti prodiggi,
v’amanca de fà cchirico Grigorio,
pe mmette ar mucchio l’Abbate Luiggi.

I bizzarri personaggi citati in questo sonetto sono i membri del “Congresso degli Arguti”, una società di particolari ed unici liberi pensatori romani che furono, per moltissimi secoli, croce e delizia dell’urbe. A lungo hanno fatto sorridere il popolo ed infuriare i potenti con i loro motti salaci, composizioni in prosa o versi di vario tipo, assurgendo al ruolo di portavoce dei malumori, delle denunce e delle proteste politiche e sociali del popolo romano.

Incredibilmente è possibile ancora oggi incontrarne in membri per le piazze e vie di Roma: sono le cosiddette “statue parlanti”: Marforio, Madama Lucrezia, il Facchino, l’Abate Luigi, il Babuino ed il celeberrimo Pasquino.

Inizieremo questa rassegna delle statue parlanti con il Marforio.

Marforio la statua parlante del Campidoglio

Marforio la statua parlante del Campidoglio

L’identità di Marforio, statua di figura barbuta distesa su un fianco risalente al II secolo, è a tutt’oggi incerta; era certamente una grande statua di culto sulla quale molte sono le ipotesi, tradizionalmente la si attribuisce ad un culto fluviale oppure al dio Oceano. Neppure la sua collocazione originaria è certa, si ipotizza però che l’opera decorasse il Foro di Marte, nei pressi del carcere Mamertino, da cui forse l’appellativo “Martis Forum” e quindi Marforio.

Nel Congresso degli Arguti, Marforio svolgeva princialemente il ruolo di “spalla“ del più celebre Pasquino, intrattenendosi spesso in ironiche conversazioni a suon di botta e risposta, ma nonostante questi due marmorei personaggi conversarono per secoli, in realtà non si videro nemmeno mai in faccia.

L’opera era già conosciuta nel XII secolo ed era inserita nel muro di contenimento dell’Ara Coeli quando ancora non c’era la fabbrica del Museo, oggi la troviamo quindi inglobata nel cortile dei Musei Capitolini. In precedenza se ne hanno testimonianze anche a decorazione di una fontana del Palazzo dei Conservatori, su disegno di Giacomo Della Porta.

Il numero di epigrammi e satire che nottetempo i romani si divertivano ad appendere alla statua, a partire dal XVI secolo, raggiunse livelli tali dal rendere necessaria la nomina di un apposito custode notturno della statua.

Tra le conversazioni più celebri tra il Marforio e Pasquino non si può non menzionare quella diretta contro Napoleone Bonaparte, al quale non fu perdonata la pesante trafugazione di opere d’arte Romane in Francia durante le campagne belliche.

Marforio domandava:Pasquino, è vero che li francesi sò tutti ladri?

e Pasquino rispondeva:Tutti no, ma BonaParte!“.

Un’altra conversazione avvenne durante il pontificato di Clemente XI Albani, papa che spesso spediva ad Urbino, sua patria, grosse somme di danaro.

Marforio domandava: «Che fai, Pasquino?»

e l’altro rispondeva: «Eh! Guardo Roma, chè non vada a Urbino.»

Qualche volta anche Marforio fa lo spiritoso. Un bel giorno domanda al compare:

«Amico! indóve vai così de fuga?»

«Lasceme annà, che ho da fa’ un viaggio lungo, gnente de meno che ho d’arrivà a Babilonia!»

«E allora férmete, chè se’ arrivato!»

Certo il verso non è proprio originale. Marforio aveva infatti letto e fatto suo quel verso di Petrarca: «Già Roma, or Babilonia falsa e ria,».

Marforio la statua parlante del Campidoglio

Marforio la statua parlante del Campidoglio

 

Marforio si può incontrare oggi, ben ripulito dopo il restauro sponsorizzato dalla Swarovsky nel 2013, durante una visita ai Musei Capitolini

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