Porta Appia

Porta San Sebastiano

Le Porte di Roma: Porta San Sebastiano

Porta San Sebastiano, una delle porte meglio conservate del circuito delle Mura Aureliane, nasce con il nome di Porta Appia, perché costruita a cavallo della regina viarum. Il suo nome viene cambiato in Porta San Sebastiano nel corso del tardo Medioevo, per la vicinanza con la omonima basilica e le relative catacombe.

Viene costruita attorno al 275 d.C. nel contesto della fortificazione urbana voluta dal’imperatore Lucio Domizio Aureliano che circonda l’urbe con una possente cinta muraria lunga circa 19 Km, di cui 12,5 incredibilmente ancora in piedi nel loro tratto originario.

La porta romana era formata da un doppio fornice d’ingresso sovrastato da finestre ad arco al centro delle quali era collocata la scala per salire al piano superiore, che ospitava le macchine da guerra per armare le mura e i macchinari di manovra per aprire e chiudere la saracinesca a griglia che proteggeva i due battenti della porta vera e propria. Il tutto racchiuso entro due torri aggettanti come le vediamo ancora oggi.

Dato il passaggio della via Appia in questo punto, Porta San Sebastiano era una delle porte più trafficate di Roma e pertanto dotata anche di un “parcheggio a lunga sosta”. Difatti per lunghi periodi nella capitale era vietato il traffico di mezzi privati e subito al di fuori della porta era stata attrezzata un’area di sosta ove lasciare le proprie vetture prima di entrare in città. Sembra che anche la famiglia imperiale avesse un suo posto riservato, il “Mutatorium Caesaris”, veramente poco distante dall’arco d’ingresso.

Vari sono i rimaneggiamenti subiti nel tempo non solo da Porta San Sebastiano ma da tutta la cinta muraria; la più importante di queste trasformazioni fu quella eseguita dall’imperatore Onorio intorno all’anno 403 d.C., a seguito delle continue minacce di invasione da parte dei Goti.

Questo intervento raddoppiò l’altezza delle mura e creò un doppio camminamento. Il primo, aureliano, fu trasformato in una galleria coperta e quello nuovo, sulla sommità, era a cielo aperto e riparato da una merlatura continua. Porta San Sebastiano fu trasformata con la chiusura di uno dei due fornici e la costruzione di due muri paralleli che collegavano la porta col retrostante Arco di Druso, un preesistente fornice dell’acquedotto antoniniano realizzato da Caracalla nell’anno 213 d.C. per portare l’acqua alle sue nuove terme in costruzione. L’unione della porta con l’arco fornì una maggiore fortificazione all’entrata, che constava in tal modo di un cortile d’accesso compreso fra due porte e così meglio difendibile.

Arco di Druso

1870 Porta San Sebastiano, retro – Arco di Druso

La chiusura della porta era realizzata da due battenti in legno e da una saracinesca che scendeva, entro scanalature tuttora visibili, dalla sovrastante camera di manovra, in cui ancora esistono le mensole in travertino che la sostenevano. Alcune tacche sugli stipiti possono indurre a ritenere che si usassero anche dei travi a rinforzo delle chiusure.

Tutta questa fortificazione non portò grandi giovamenti all’apparato difensivo dell’Urbe ma anzi ne accentuò alcuni danni strutturali che risultarono fatali durante la famosa invasione dei visigoti di Alarico nell’anno 410 d.C.

 

Dopo la caduta dell’impero Roma si trasforma, si ridimensiona, ma non cessa mai di esistere; non più centro di un grande impero Roma diviene a poco a poco capitale della cristianità e non sono pochi gli indizi di questa trasformazione anche sulle pietre di Porta San Sebastiano: una croce con iscrizione in greco è situata al posto della chiave di volta nella faccia interna della porta. Risalente al VI-VII secolo, è dedicata ai santi Canone e Giorgio ed è una delle infinite testimonianze della presa di possesso cristiana di tutti i monumenti dell’antichità. Ciò che non poteva essere distrutto, in questo caso per la sua massima utilità, veniva riconnotato in senso cristiano.

Un suggestivo graffito di San Michele Arcangelo che uccide il drago orna la parete interna del fornice d’ingresso. L’iscrizione posta lì accanto riporta la data del 29 Settembre 1327. Nel giorno dedicato all’arcangelo, Roma dovette affrontare un’importante battaglia, che vide contrapporsi la fazione romana dei guelfi fedeli al papa alla fazione napoletana di Roberto d’Angiò. Per la futura storia dell’Urbe la vittoria della fazione romana fu fondamentale, poiché consegnò allo Stato Pontificio le chiavi di un fiorente e lungo futuro a capo della Città Eterna.

Arcangelo Michele

Graffiti a porta San Sebastiano – L’arcangelo Michele

 

Molti sono inoltre i graffiti lasciati sulle pietre dai viandanti che entravano in città, spesso per adempiere ad un pellegrinaggio verso i luoghi sacri della cristianità. Talvolta qualche generoso viandante ha anche lasciato delle utili indicazioni stradali, come la famosa scritta “Qui si va a San Gio…”

Nel 1536 l’imperatore Carlo V entra trionfalmente in città; ad Antonio da Sangallo è affidata la trasformazione della porta in un “arco di trionfo” per l’imperatore spagnolo. La fornì di stucchi, colonne, statue e rilievi marmorei e affisse dei festoni per i quali furono attaccati ai muri dei ganci che ancora oggi ne forniscono testimonianza.

Infine nel ventennio fascista la porta san Sebastiano venne occupata come pied-à-terre dal gerarca Ettore Muti che la abitò senza trasformarne l’identità, ma anzi utilizzando lo stile imperiale romano come peculiarità del suo rifugio.

Ettore Muti

Porta San Sebastiano – Particolare dell’appartamento di Ettore Muti

 

Visitando Porta San Sebastiano oggi, si ha l’opportunità di passare entro un tratto dell’antico camminamento delle mura, dove si possono ancora ammirare le torrette che ospitavano i soldati di guardia, le feritoie nei muri sia aureliane che onoriane, un dipinto murario medievale raffigurante una Madonna con Bambino, segno di un riutilizzo cristiano di questo tratto di mura ormai abbandonato durante il Medioevo.

 

Infine è possibile visitare, gratuitamente, il Museo delle Mura che ospita all’interno delle sue sale raccolte di materiali lapidei romani e cristiani strettamente collegati con la vita della porta; modellini delle mura romane e una breve storia delle trasformazioni subite dalla cinta muraria dell’Urbe nel corso dei secoli.

 

Per informazioni circa gli orari d’ingresso si può consultare il sito http://www.museodellemuraroma.it/

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