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Castel Sant’Angelo

Castel Sant’Angelo

Nascita ed evoluzione del castello di Roma

 

Castel Sant’Angelo, a seguito alle vicende trattate nell’articolo relativo al Mausoleo di Adriano, nasce ufficialmente come castello nel 547 con Totila re dei Goti. Totila infatti, dotato di grandi capacità strategiche, intuisce che è possibile dominare Roma soltanto controllando il Castello, come può essere chiamata da questo momento la tomba di Adriano. Viene anche deciso di costituire di là dal Tevere, un piccolo “burg” o borgo fortificato per alloggiare la guarnigione. Nel 590, durante una solenne processione indetta per scongiurare una terribile pestilenza che sconvolgeva la città, papa S.Gregorio Magno ebbe la visione, secondo la leggenda, dell’arcangelo Michele che, sull’alto del castello, rinfoderava una spada fiammeggiante. Sembra che in seguito a quest’avvenimento la peste cessò di mietere vittime. Per ringraziamento fu costruita una piccola cappella dedicata all’arcangelo Michele ed è da questa data che si comincia a designare, sia pure sporadicamente, la tomba di Adriano come “Castel Sant’Angelo”.

In questa epoca, anche se già esisteva la Basilica di S. Pietro i papi risiedevano principalmente nei Palazzi del Laterano e per recarsi alla Basilica, meta di pellegrinaggi e luogo dell`incoronazione papale, dovevano passare sul ponte difeso da Castel Sant’Angelo, unico accesso alla cittadella vaticana. L’importanza militare del Castello perciò si fa sempre più evidente ed è chiaro che chi ne è padrone ha in pratica tutta Roma in mano.

Alla morte di Leone III (816), che aveva portato a termine le fortificazioni del Castello iniziate dall’imperatore Carlo Magno, i romani distrussero le nuove mura simbolo di asservimento al potere imperiale. Nell’ 846, in seguito ad un’incursione dei Saraceni, che devastano e saccheggiano l’intera città, si sente il bisogno di ricostruire queste mura. Lo stesso imperatore Lotario ne ordina la costruzione e papa Leone IV le inaugura solennemente il 27 giugno 872, consacrando definitivamente l’importanza di Castel Sant’Angelo come baluardo di difesa verso i nemici esterni ed elemento di dominio verso la Città stessa. Con il decadere della potenza imperiale inizia a Roma un periodo di grandi lotte fra le grandi famiglie cittadine per impadronirsi del potere.

Castel Sant’Angelo viene ormai citato come fortezza e sembra dimenticato il suo antico uso tombale, assume invece anche la triste funzione di carcere che non abbandonerà più e per cui è tanto ricordato. Dal 980 al 1080 vi dimora la famiglia dei Crescenzi, che lo restaura e lo rinforza. Questa famiglia è tanto potente che riesce a imporre al Castello il nuovo nome di “Torre dei Crescenzi”. Dopo alterne vicende della storia di Roma, il Castello passa nelle mani dei più potenti signori romani i Pierleoni e poi degli Orsini. E’ proprio un componente di questa famiglia, Giovanni, che divenuto papa nel 1277 col nome di Nicolò III, pensa di trasferirsi dai palazzi lateranensi alla cittadella vaticana fortificandola ulteriormente e unendo addirittura il palazzo papale accanto alla Basilica di S. Pietro con il Castello mediante un passaggio sopra le mura, esistente ancora oggi e chiamato “passetto”, per rifugiarsi nella fortezza in caso di pericolo. Utilizzazione di breve durata, perché nel 1305 la sede papale, totalmente francofila, si trasferisce ad Avignone, dove rimarrà fino al 1377. E’ questo uno dei periodi più miseri per Roma, privata degli introiti che le dava la Corte pontificia e del commercio che si faceva attorno ad essa. La Città è in mano agli Orsini, prefetti del Castello.

castel S.Angelo

Festa della Girandola a Castel Sant’Angelo – G. Lauro, acquaforte (1624)

Nelle trattative con Avignone per il ritorno della sede apostolica a Roma, una delle principali condizioni è la concessione di Castel Sant’Angelo al papa. Nel 1367 con una significativa cerimonia vengono consegnate le chiavi ad un inviato papale e nel 1377 ritorna definitivamente dall’esilio avignonese il pontefice francese Gregorio XI, che conduce con sé una Corte asservita alla Francia. I romani non tollerano né questo stato di cose, né che il Castello sia nelle mani di castellani francesi ed alla morte di Gregorio Xl, nell’aprile del 1378, il Conclave, è costretto dalla cittadinanza romana ad eleggere un papa italiano, Urbano V. Questi si dimostra ostile ai francesi e pretende le chiavi del Castello nel quale, fra l’altro, è conservato il tesoro pontificio depositato da Gregorio IX. I cardinali francesi si riuniscono allora a Fondi e il 20 settembre 1378 eleggono un antipapa. Le due fazioni entrano in conflitto aperto e si affrontano il 30 aprile del 1379 nei pressi di Marino dove le truppe italiane sconfiggono quelle francesi. Castel S.Angelo, il simbolo dell’odiato dominio francese, viene preso d’assalto e demolito in gran parte. Ciò che rimane in piedi dopo tanto scempio è la struttura fondamentale adrianea: il quadrilatero di base, il grande cilindro e la torre centrale. Il resto, ovvero le costruzioni successive e tutto quanto rimaneva del rivestimento marmoreo, viene asportato e trasformato in materiale da costruzione.

 

Qualche anno dopo nel 1390, alla morte di Urbano VI, viene eletto Bonifacio IX (nobile napoletano della famiglia dei Tomacelli) che subito si accinge alla ricostruzione del Castello, passato ormai definitivamente nelle mani della Chiesa. D’ora in poi la storia del monumento procederà di pari passo con la storia del papato. In breve tempo il Castello venne restaurato grazie a Niccolò Lamberti di Arezzo, che imposta la fortificazione secondo i criteri di utilizzazione delle nuove e micidiali armi da fuoco che hanno rivoluzionato la tattica e la strategia militare. E’ con Bonifacio VIII che viene realizzato l’ambulacro tra il cilindro romano e la cinta quadrata, tagliando i setti radiali del mausoleo che si addossavano originariamente alla mole. Con i papi seguenti continuano una serie di importanti lavori che trasformeranno radicalmente la Mole Adrianea in un caposaldo inespugnabile del potere temporale del pontefice.

Ambulacro di Bonifacio VIII

Ambulacro di Bonifacio VIII

Papa Niccolo V (1447-55), con l’architetto Rossellino, precede ad un rafforzamento della cinta muraria, erigendo su tre dei quattro angoli del basamento torri rotonde che, insieme a due torrette di difesa al ponte S. Angelo, costituiscono un formidabile e imponente accesso alla cittadella vaticana, anch’essa ristrutturata in questo periodo ad opera del grande architetto Leon Battista Alberti. Inoltre, si inizia la costruzione di un appartamento papale vero e proprio a ridosso della torre centrale, che viene inglobata in costruzioni abusive e restaurato. I papi che seguono si occupano poco del Castello.

E’ solamente con l’elezione di Alessandro VI (1492-1503), lo spagnolo Rodrigo Borgia, che i lavori proseguono in grande stile grazie all’opera dell’architetto Antonio da Sangallo, che in circa tre anni (dal ’92 al ’95) compie lavori notevoli e innovatori. Questi lavori consistono principalmente nel rafforzamento delle mura quadrangolari con l’inglobamento delle torri esistenti in potenti bastioni ottagonali. Nella parte anteriore viene costruita non solo un’altra cinta muraria ma anche un’alta e massiccia torre adibita anche ad abitazione. Fu demolito invece il muro aureliano perché inutile e ingombrante. Risale probabilmente a quest’epoca il completo interramento della rampa elicoidale adrianea e la realizzazione al suo posto della rampa diametrale che consentiva l’ingresso solo attraverso un ponte levatoio. Inoltre fu sostituita la porta d’accesso al Vaticano (la porta Enea) con una di maggiori dimensioni, come testimoniano numerose stampe dell’epoca; fu infine scavato un fossato intorno al Castello. Anche la parte superiore del cilindro del Mausoleo viene restaurata e arricchita da una cortina di mattoni, mensole di marmo e archetti.

Il grande nemico dei Borgia, Giuliano della Rovere, diventato papa col nome di Giulio II, fa progettare dal suo architetto preferito, il Bramante, la splendida loggia prospiciente il Tevere. Leone X, il papa Medici, protettore delle arti, continua l’opera di abbellimento degli appartamenti pontifici commissionando addirittura a Michelangelo la facciata laterale della cappelletta nel cortile d’onore. Nel 1527, anno particolarmente funesto per la storia della città, durante il famoso Sacco di Roma ad opera delle truppe imperiali, papa Clemente VII, ancora un Medici, si rifugia letteralmente in fuga sotto una gragnuola di colpi, nel Castello, attraverso il Passetto, grazie al sacrificio dei suoi soldati svizzeri. Sarebbe poi riuscito a fuggire con uno stratagemma, travestito da contadino. Le fortificazioni resistono magnificamente all’assedio per sette mesi. Poi si viene a patti. Con un enorme esborso di denaro le truppe si ritirano. Anche Clemente VII lascia la sua impronta in Castel S. Angelo con la decorazione di due splendide sale e la costruzione del famoso bagno o stufa.

siege of castel s.angelo

Assedio di Castel Sant’Angelo, rifugio di Papa Clemente VII – Incisione di Maarten van Heemskerck –
Hieronymus Cock (1555 – 1556)

La storia di Castel Sant’Angelo è particolarmente legata al nome del pontefice Paolo III della famiglia Farnese che si occupò più dei suoi predecessori del”abbellimento del Castello. Anche questo papa ha come architetto Antonio da Sangallo, affiancato da Raffaello da Montelupo che si occuperà di tutta la parte scultoria: porte, finestre, camini, nicchie e soprattutto la splendida statua dell’arcangelo Michele. Il Sangallo progetta nuove fortificazioni poiché si teme un’invasione saracena. Disegna una cinta pentagonale, che non sarà realizzata, e fa erigere un terrapieno, tra l’altro spazzato via da una piena del Tevere nel 1557. All’interno vengono affrescate le splendide sale dell’appartamento paolino e la loggia contrapposta a quella di Giulio II, molto simile a quella di Palazzo Farnese.

Il successore di Paolo III, Pio IV, si affretta a portare a termine il progetto delle mura pentagonali del Castello, questa volta opera dell’architetto Laparelli, e dell’ampliamento delle mura di Borgo. Sul davanti viene aggiunto un portale ad opera di Silvestro Peruzzi, peraltro mai terminate. Dopo questi grandi lavori per qualche anno Castel Sant’Angelo fu trascurato fino all’elezione di Urbano VIII, Barberini, tanto odiato dai romani. Questi rivoluzionò tutta Ia parte anteriore del Castello, distruggendo la Torre Borgia, il portale del Peruzzi e ristrutturando completamente la cinta muraria verso il Tevere. Su progetto dell’architetto Buratti, venne realizzato un nuovo portale. Nel 1667 il Bernini restaura il ponte che viene anche decorato con una serie di angeli recanti i simboli della passione di Cristo. Nel 1743 Benedetto XIV termina l’appartamento e fa sostituire la statua dell’arcangelo Michele del Montelupo, lesionata, con una di bronzo dello scultore fiammingo Verschaffelt. L’utilizzazione del Castello per lungo tempo fu quella di carcere politico, nella tranquilla e paesana Roma papalina.

Lodewijk van Wittel (Vanvitelli): Castel Sant'Angelo in un dipinto del XVII secolo

Lodewijk van Wittel (Vanvitelli): Castel Sant’Angelo in un dipinto del XVII secolo

Nel 1825 inizia la riscoperta dell’antico monumento, quando il maggiore Bavari, calandosi da una botola della rampa diametrale di Alessandro VI, allora unico accesso alla fortezza, scende nel vestibolo adrianeo e rinviene questo ingresso dimenticato e la rampa elicoidale ormai tanto colma di detriti che occorsero ben diciottomila viaggi di carri per il completo sgombero. Il fatto che Castel Sant’Angelo fosse una prigione (e per di più politica) impedì per un lungo tempo che fossero compiuti studi precisi. e Castel Sant’Angelo andò sempre più in disfacimento, come mostrano le stampe e le vedute di tutto l’ottocento.

Soltanto nel 1870, per interessamento del maggiore Mariano Borgatti, allora preposto al comando del Castello, iniziano alcuni lavori di restauro e, soprattutto, uno studio preciso sul Mausoleo che rimane basilare per chi voglia approfondire la storia di questo importante monumento.

 

Si rimanda all’articolo sul Mausoleo di Adriano per quanto riguarda la storia del monumento precedente alla sua trasformazione in castello.

Mausoleo di Augusto

Mausoleo di Adriano

Mausoleo di Adriano

 

Il Mausoleo di Adriano, oggi più noto come Castel Sant’Angelo, era in origine un mausoleo fatto erigere dall’imperatore Adriano per accogliere le sue spoglie e quelle della sua famiglia. Era il terzo dei grandi monumenti funebri fatti costruire dagli imperatori romani, dopo quelli di Augusto in Campo Marzio e di Vespasiano sul Quirinale.

La zona in cui l’imperatore volle il suo Mausoleo era chiamata Ager Vaticanus, una regione che si estendeva fra i Montes Vaticani ed il Tevere. Era attraversato da due vie, la Triumphalis e la Cornelia all’incrocio delle quali era situato un grande sepolcro a forma di piramide, la cosiddetta meta Romuli, ricoperto di lastre di marmo. Li accanto si trovava inoltre una costruzione ricordata come Therebintus Neroni a punta circolare. Inoltre l’area era caratterizzata dalla presenza di numerosi sepolcri, in seguito distrutti per far posto alla Basilica Vaticana, posti, come era la consuetudine romana, lungo le vie di comunicazione al di fuori del Pomerio, il recinto sacro urbano.

Ager Vaticanus

L’Ager Vaticanus ed il suoi monumenti in una ricostruzione

Il Mausoleo di Adriano, secondo l’ipotesi più accreditata, era costituito da una base quadrangolare di circa 89 metri di lato in opus latericium, alta 16 metri, rivestita di marmo e con epigrafi riguardanti i membri della famiglia imperiale lì sepolti. Ai quattro angoli del basamento vi erano dei gruppi statuari in bronzo con uomini e cavalli.  Al centro della costruzione si ergeva un “tamburo” di 64 metri di diametro in opus caementicium, rivestito di blocchi di tufo e travertino decorato, alto circa 21 metri e ornato da statue di marmo, forse coperto sulla sommità da un tumulo di terra alberato di tipo etrusco. Infine, una torre a pianta circolare sosteneva la quadriga bronzea con l’imperatore Adriano nelle vesti del dio sole. All’esterno vi era un recinto di pilastri, di cui sono state trovate le fondazioni in travertino, decorate con pavoni di bronzo (due dei quali si trovano ora ai Musei Vaticani). All’interno erano tre grandi aule sovrapposte (ancora esistenti, si tratta della Sala delle Urne, la Sala della Giustizia e la Camera del Tesoro) fatte per accogliere le tombe imperiali, e una rampa elicoidale.

Al Mausoleo si accedeva mediante il Pons Aelius cosi chiamato dal prenome dell’imperatore, che costituiva l’ingresso scenografico alla tomba. La data d’inizio dei lavori dell’intero complesso non è conosciuta ma è senz’altro posteriore al 123 d.C. E’ nota invece la data dell’inaugurazione, il 139 d.C., eseguita dall’imperatore Antonino Pio in occasione del trasporto delle spoglie di Adriano, morto l’anno precedente. In seguito vi furono deposti i componenti della famiglia degli Antonini (gli imperatori Antonino Pio, Lucio Vero, Marco Aurelio, Commodo con le loro spose e i loro figli) e quelli della famiglia dei Severi. Il Mausoleo fu chiuso definitivamente con la deposizione delle ceneri dell’imperatore Caracalla nel 217 d.C.

Mausoleo di Adriano e Ponte Elio

Ponte Elio e il Mausoleo di Adriano in una incisione tedesca di J. W. Stor del XVIII sec.  (Pons Aelii zu Rom nebst der Engelburg)

Alla fine del terzo secolo (271) l’imperatore Aureliano decise di costruire una cinta di mura attorno a Roma per proteggere la Capitale dalla minaccia delle invasioni barbariche. La cinta difensiva è lunga 18 km e in essa vennero inglobati tutti quegli edifici che potevano essere utilizzati: i Castra Praetoria, l’anfiteatro Castrense, la piramide funebre di Caio Cestio e la Mole Adrianea, tutti edifici robusti e che si prestavano magnificamente a costituire delle fortificazioni, soprattutto l’ultimo, situato in una posizione strategica.

Il Mausoleo di Adriano si trovava Infatti, in un luogo divenuto importantissimo, sia perché dominava la zona piana circostante, chiamata i “prati di Nerone”, sia perché poteva difendere il ponte Elio divenuto, con la distruzione del ponte Trionfale, l`unico accesso alla parte nord della città. Inizia cosi una nuova vita per il sepolcro degli Antonini, diventato ormai baluardo di difesa nelle mura Aureliane che circondano Roma. Per due secoli circa (dal 277 d.C.) abbiamo poche e sommarie notizie sulla Mole Adrianea. Tutti gli oggetti e gli arredi preziosi che ornavano il Mausoleo furono probabilmente asportati durante il saccheggio di Roma di Alarico con i suoi Visigoti (410) o durante quello di Odoacre (476).

Altre notizie, seppur molto vaghe, le abbiamo durante il regno di Teodorico, il grande re goto, in cui si parla dell’edificio come del “Carcer o Domus Theodorici”, forse perché egli s’interessò attivamente del restauro di molti monumenti romani. Si hanno, invece, notizie precise sulla tomba di Adriano dallo scrittore Procopio, il quale nel suo “De Bello Gothico” ci ha lasciato un’ampia descrizione del Monumento e delle devastazioni che esso subì in occasione dell’invasione dei Goti nel 537. Fatto insolito, questa prima devastazione della Mole Adrianea, come documenta Procopio, fu eseguita non dagli assalitori ma dagli assaliti, i quali non avendo altra risorsa per difendersi “spezzarono la massima parte delle statue, che erano assai grandi e sollevate con ambo le mani quelle grossissime pietre, le scagliarono sul capo dei nemici”.

Il celebre Fauno Barberini, o Fauno Ubriaco è una di queste statue. Fu rinvenuta scavando nel fossato del mausoleo di Adriano nel 1624 andando ad arricchire la prestigiosa collezione di Palazzo Barberini, affidandone il restauro a Gian Lorenzo Bernini. La scultura venne poi acquistata da Re Ludwig di Baviera nel 1814 ed oggi è esposta nella Glyptothek di Monaco di Baviera.

Fauno Ebbro

Il Fauno Barberini o Fauno Ebbro – Glyptoteca di Monaco di Baviera

Dieci anni dopo, i Goti di Totila, occupata la Città eterna, trasformarono il Mausoleo in castello (le notizie sono sempre di Procopio) recintandolo con mura o congiungendolo a quelle già esistenti.

Il passaggio definitivo da Mausoleo di Adriano a Castel S.Angelo verrà approfondito in un successivo articolo.

Sito ufficiale di Castel S.Angelo